Implantologia dentale complessa

Implantologia dentale complessa

Implantologia dentale complessa

Le tecniche e gli effetti collaterali dell'implantologia dentale

Vi sono situazioni di grave compromissione della masticazione dovute alla mancanza di molti o anche di tutti i denti. Come si sia arrivati a perdere gran parte dei nostri preziosissimi denti dipende dalla vita di ciascuno. Vi sono alcuni che li hanno persi per colpa di un trauma al viso, altri per devastazione operata dalla carie e altri ancora per effetto della parodontite (piorrea). L’evoluzione da una dentatura completa a una gravemente deficitaria può essere molto variabile da persona a persona. Vi sono soggetti che si trovano senza denti in età avanzata, altri già da giovani.

Quando si arriva a queste condizioni ci sono solo due possibilità: o la protesi rimovibile, detta anche mobile, o la protesi fissa su impianti. Nel primo caso abbiamo la classica dentiera: una placca di resina rosa che si applica alle gengive superiormente e inferiormente. Nel secondo caso una imitazione della dentatura naturale fissata a impianti che simulano le radici dei denti mancanti.

La differenza sostanziale tra i due tipi di trattamento è costituita dal diverso comfort. Il portatore di dentiera ha in bocca un grande corpo estraneo mobile che impone una grande serie di adattamenti (ingombro, nausea, piaghe gengivali, cibi morbidi, riduzione o perdita del senso del
gusto, senso psicologico di invecchiamento e limitazioni nella vita di relazione per paura di mostrare il proprio deficit). Nel caso di una protesi fissa su impianti il comfort è completamente diverso: minimo ingombro, nessun appoggio gengivale, conservata sensazione del gusto e nessun disagio psicologico legato alla mobilità delle protesi.

Cos’è un Impianto?
Gli impianti sono dei cilindretti di metallo biocompatibile (titanio) che vengono collocati all’interno dell’osso dove in precedenza c’erano le radici dei denti mancanti. Su di essi si possono applicare dei nuovi denti ripristinando forma, colore e funzione di quelli originali. Il trattamento è perciò finalizzato a ricreare la situazione preesistente imitando in modo quasi perfetto i denti mancanti. Si tratta di una cura molto sofisticata ma di grande soddisfazione per chi ha vissuto il disagio della dentiera.

Tecnica
La realizzazione di una protesi fissa su impianti comincia verificando se c’è abbastanza osso da poter inserire gli impianti. Si esegue perciò una radiografia ed eventualmente una tac. Se vi è osso sufficiente si può pianificare il trattamento. Si comincia anestetizzando preventivamente la parte. Il dentista, con appositi strumenti e con movimenti gentili e semplici, dopo aver inciso la gengiva, inserisce gli impianti all’interno dell’osso in corrispondenza dei denti mancanti

Il numero di impianti da applicare è molto variabile e dipende da almeno tre fattori: la presenza o meno di osso sufficiente, il numero di appoggi validi e la forma finale della protesi fissa. Si tratta di tre condizioni che si intrecciano tra loro in maniera del tutto imprevedibile, tanto che non esistono due protesi paragonabili: Ogni situazione è un caso a sé. Vi sono casi in cui possono essere sufficienti 4 soli impianti per arcata, e casi in cui è necessario o conveniente applicarne più del doppio (8 o 10). I margini della gengiva richiedono di essere avvicinati e si esegue, a questo punto, una sutura che verrà rimossa dopo 7-10 giorni. Vi sono particolari condizioni che permettono l’inserimento degli impianti anche senza incidere la gengiva, ma sono situazioni, per l’appunto, particolari.

Effetti collaterali

L’inserimento di un impianto è oggi assolutamente atraumatico ma, alla scomparsa dell’effetto anestetico, possono esserci alcuni effetti collaterali. I più frequenti sono un lieve fastidio pulsante (sincrono con la pulsazione cardiaca), un lieve gonfiore (mai in prima giornata), qualche goccia di sangue (per qualche ora) e, raramente, un ematoma (che compare a partire dalla terza giornata).

Prescrizioni

È bene seguire alcune semplici prescrizioni per evitare di rendere gli effetti sopra descritti più sgradevoli. Innanzitutto non assumere alcun alimento fino a quando l’effetto anestetico non sia scomparso. Per almeno 15 minuti è bene applicare la borsa del ghiaccio (come si farebbe per ogni altro trauma, per esempio una botta ad un ginocchio). Quando si assumono alimenti è bene che per un paio di giorni siano a temperatura ambiente o freddi. I cibi caldi sono particolarmente fastidiosi se vengono a contatto con la gengiva infiammata.

Suggerimenti

Il giorno dell’intervento è consigliabile non assumere posizioni distese (la posizione eretta rende molto meno probabile il gonfiore della zona trattata), non stare fermi (il movimento permette un miglior circolo ematico nella zona traumatizzata) e non stare in luoghi particolarmente caldi (il calore accentua i disagi delle zone infiammate). Noi consigliamo di non astenersi dalle attività lavorative ed evitare il riposo in posizione distesa. La notte dopo l’intervento consigliamo di tenere la testa su uno o, meglio, due cuscini e di metterci sopra un asciugamani per non sporcare le federe di saliva colorata da goccioline di sangue.

Farmaci

Nonostante si tratti di un semplice intervento realizzato con strumenti e materiali assolutamente sterili, esiste la possibilità di contaminazioni biologiche. Non dimentichiamo che la bocca è popolata da una ricchissima flora batterica. Per questo motivo la ricerca ci consiglia di applicare un protocollo farmacologico nella settimana successiva all’intervento. Esso è fondato sull’assunzione di un antibiotico e di un antinfiammatorio. Il primo è fondamentale per ridurre la carica batterica, il secondo limita l’infiammazione (e quindi i fastidi e il gonfiore). Soprattutto nel caso di un intervento all’arcata superiore è talvolta necessario prescrivere un cortisonico da assumere per circa una decina di giorni.

Estetica
Nei casi in cui l’osso disponibile è molto scarso, applicare dei denti artificiali che rispettino l’originale lunghezza diventa impossibile (potrebbe trattarsi di denti lunghi anche 3 centimetri). In questa situazione, peraltro frequente in chi ha perso i denti per effetto della parodontite (piorrea) è necessario ricostruire artificialmente la gengiva perduta con una imitazione in materiale resinoso. Per alcuni, l’idea di avere ancora in bocca una parte di resina che ricorda le placche delle dentiere è psicologicamente difficile da accettare. Purtroppo se si deve ricorrere a nquesto artifizio vuol dire che proprio non se ne può fare a meno ed è necessario accettarlo. Naturalmente in sede di approvazione del piano di trattamento il dentista spiegherà bene il verificarsi di questa situazione in modo che vi sia tempo per accettarla e farla propria.

 

Pubblicato: giovedì 10 agosto 2017

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